di CARLO FRANCO


Settembre è il mese di Capri. E se il buongiorno si vede dal mattino questo settembre isolano, dopo i maldipancia di agosto, sembra che abbia voglia di stupire: grandi firme, grandi ritorni, eleganza non esibita e meno chiasso dappertutto, perfino nella taverna dell'eterno karaoke di Guido Lembo si canta quasi sottovoce per non disturbare gli ospiti importanti.
«Ce nera bisogno commenta Mario Morgano, patron del Quisisana perché certe brutture lasciano il segno». A cosa si riferisce? «Ai diciassettemila sbarchi in un giorno solo, chi li autorizza commette un errore colossale. Non pigliamocela, però, solo con le autorità di casa nostra, per quanto mi riguarda Capri è un bene del mondo e deve essere protetto dall'Unesco, come patrimonio dell'umanità. Facciamolo e vedrete che le cose cambieranno perché finalmente gli arrivi saranno contingentati». Chi non è d'accordo alzi la mano: la proposta è approvata all'unanimità.
Fuori dal burocratese, per capire cosa sia accaduto in questo weekend di passaggio tra la partenza dei vacanzieri d'agosto, occasionali e pochissimo inseriti nel giro buono, e l'arrivo dei capresi che piacevano tanto a Pupetto Sirignano basta rifarsi gli occhi e la bocca in piazzetta. Quando l'impresario licenzia le comparse e sul palcoscenico restano gli attori veri da un bar all'altro ci si vede, si può addirittura parlare con Graziella Buontempo e scambiarsi la visita. Il gossip, manco a dirlo, imperversa ma si gioca su tavoli importanti. Ecco le ultime voci: è arrivato Niarkos, l'armatore greco, con un panfilo di 110 metri, l'Atlantis 2, in rada, abbastanza defilato ma non tanto da passare inosservato, c'è lo yacht di Pierdinando Casini che preferisce restarsene a bordo a differenza di Peppino di Capri che si fa vedere sempre più spesso perché gli è (ri)scoppiata una voglia matta di piano bar e vorrebbe metter su un locale.
Il punto di osservazione più qualificato, però, è il Quisisana: se Capri è giù di tono qualche tavolo esterno, di solito ambitissimo, resta vuoto, se la ruota gira, invece, c'è la lista di attesa. Come in questi giorni. «La verità è che ai nostri clienti dice Gianfranco Morgano la crisi del dollaro non fa né caldo né freddo, in un posto come questo cento dollari in più non preoccupano». Il manager, che ha interrotto un carriera in ascesa al Policlinico era allievo di Mario Condorelli sfoggia il sorriso dei giorni migliori. Ed ugualmente soddisfatti sono Nicolino, Enrico e Lucia Morgano che curano in perfetta armonia negli affari di famiglia. «E' stata una stagione bella e settembre ci porterà altre sorprese liete aggiunge Gianfraco . Gli americani non sono mai venuti meno, ma il dato più confortante è il ritorno dei nordeuropei e, in particolare, degli inglesi e dei tedeschi che sembravano aver preso altre strade. Non c'è niente da fare, Capri ti resta sulla pelle, non puoi voltarle le spalle per sempre».
Tanta sicurezza, però, non piace a papà Mario che è l'ultimo grande vecchio del turismo isolano. E continua a vigilare sul suo «bene» più prezioso an. che se tende a dare l'impressione di aver mollato lo scettro. Lo ha mollato, non c'è dubbio, ma lo tiene sempre a portata di mano. «Un buon imprenditore sottolinea Mario i conti li fa a fine stagione, ma certo le premesse sono davvero confortanti». Alla fine, vedrete, il patriarca buono avrà avuto ancora una volta ragione. «La natura, è solito dire, ha dotato Capri di uno stomaco fuori misura grazie al quale digerisce tutto, ma negli ultimi tempi si è davvero esagerato». Mario, il «dottore» come lo chiamano tutti perché è riuscito sempre a restare al di sopra delle parti, è il delfino di una famiglia di imprenditori calata sull'isola da Capraia nomen omen, come si dice ed immediatamente salita in cattedra. Il padre Giuseppe sposò in seconde nozze la mitica donna Lucia Juliano, la regina del cafè letterario più famoso del mondo, lo Zum Kater Hidedegeigei, ed iniziò la scalata lasciando al figlio Giuseppe l'onore e l'onere di raggiungere la vetta con l'acquisto del Quisisana che era finito nell'impero dell'imprenditore tedesco Grundig, quello delle televisioni, dopo essere stato di proprietà di una multinazionale guidata da un messicano e, prima ancora, di un coraggioso self made man caprese, Federico Serena, che diventò acerrimo rivale in affari dei Morgano. La partita, però, alla fine l'ha vinta Mario che arrivò al Quisisana dopo un eccellente rodaggio fatto alla «Pazziella» e alla «Scalinatella», due altri grandi alberghi di sua proprietà. «Io e mia moglie abbiamo lavorato come negri e spesso ci capitava di incontraci per strada quando i turni negli alberghi cambiavano». «Sembra una battuta ad effetto dice la figlia Lucia ma è la verità». Ancora oggi mamma Pina sovrintende alla gestione del Quisisana e i clienti, che sono tutti suoi amici, la trovano nella hall con le chiavi delle 150 suite dell'albergo.
A ottantasei anni Mario dirige il Flora, a poche decine di metri. Anche questa è una storia singolare: Mario e Pina Morgano quella villa l'acquistarono sette anni fa per avere finalmente una casa tutta per loro, ma dopo qualche mese Mario pensò che a ottant'anni un Morgano non poteva andare in pensione e in pochi mesi ordinò che la casa diventasse un relais a cinque stelle; un appartamento lo ha riservato a lui e a sua moglie, gli altri sono entrati nel grande giro turistico comandato da questo manager senza età. Al quale il complimento più bello l'ha fatto Moscovio, da trentadue anni capo ricevimento del Quisisana che è un'azienda con duecento dipendenti: «Il carisma del dottore non si vede e non si sente, ma c'è».