Quisisana e dintorni: gli alberghi raccontano storie e volti dell'Isola
Corriere del Mezzogiorno (27/07/2005)
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II racconto dell'ospitalità caprese nel volume di Ewa Kawamura
I visitatori dell'esposizione parigina del 1855 ebbero modo di ammirare la bellezza classica e ammaliante di una sinuosa «Graziella» dipinta da Rudolf Lehmann. Lo stesso scrittore Alfonse de Lamartine, che aveva raccontato nel suo celebre romanzo la vicenda della fanciulla procidana, approvò commosso la grazia del dipinto. In realtà la modella di quel quadro era una ragazza caprese. Anna Lembo, o meglio «Nannarella», aveva sposato il dottor George Sidney Smith Clark, fondatore di un piccolo sanatorio su via Camerelle. L'amore trail dottore scozzese e l'avvenente figlia di un contadino caprese fu di quelli da leggenda: il medico era approdato, per una vacanza di pochi giorni, nell'isola azzurra che in quegli anni andava modellando la propria fisionomia a metà tra rifugio di intellettuali e ricercata meta turistica. Il soggiorno di Clark si prolungò, e di molto. Il colpo di fulmine ebbe il suo felice epilogo nel matrimonio e la casa di cura diventò il primo albergo di lusso dell'isola, il Quisisana. L'episodio, raccontato nei suoi dettagli, rende intatta al lettore l'atmosfera incantata della Capri ottocentesca: lo rievoca Ewa Kawamura nel suo ricco volume dedicato agli «Alberghi storici dell'isola di Capri», sottotitolo «Una storia dell'ospitalità tra Ottocento e Novecento» (edizioni La Conchiglia).
Ripercorrere la nascita e lo sviluppo della vocazione turistica di Capri significa comprenderne a fondo l'identità, anche culturale. Attraverso i libri degli ospiti, le fotografie, i documenti dei più antichi alberghi capresi minuziosamente consultati dall'autrice viene offerta una panoramica completa difatti e personaggi illustri che hanno contribuito nei due secoli scorsi a cogliere e definire l'anima del luogo. E che, talvolta, hanno lasciato nell'isola tangibili segni della propria presenza. E il caso della celebre locanda Pagano, dove accadeva spesso che gli artisti di passaggio decorassero porte e pareti, come omaggio al padroni di casa ma più spesso in sostituzione del prezzo della stanza. Capri si avviava già allora a diventare isola cosmopoli¬ta e centro di attrazione di artisti e letterati; era ormai un lontano ricordo il periodo in cui era definita «selvatica» e i viaggiatori del Grand Tour non si fermavano se non per una notte, da trascorrere nel convento dei padri Certosini.
Su Capri e i suoi ritrovi, dal caffè Zum Kater Hiddigeigei alla birreria Villa Bitter di Anacapri (oggi hotel Caesar Augustus), oltre che sui suoi ospiti, sono stati scritti fiumi d'inchiostro. Ma il bel libro della Kawamura ha una sua innegabile originalità per il modo in cui è strutturata la materia, oltre che per la completezza dell'informazione. Così, oltre alle storie degli alberghi più famosi (una mostra sulla locanda Pagano è stata inaugurata nei giorni scorsi a Capri) possiamo finalmente curiosare anche tra le pensioni più appartate o tra gli hotel di località un po' più lontane dalla mitica piazzetta. Per esempio, se ci spostiamo in via Orlandi, ad Anacapri, troviamo l'hotel Eden Paradiso, oggi residence, appartenuto alla famiglia Farace e funzionante fin dal 1865. Ne scrisse Rainer Maria Rilke, ricordando che l'albergo era la dimora preferita della regina di Svezia. I sovrani, poi, continuarono a sceglierlo come asilo. Una delle foto dell'archivio ritrae Faruk d'Egitto esule nel 1952. Al re era stato chiesto di non muoversi dalle proprie stanze ma, racconta il principe Francesco Caravita di Sirignano, volle a tutti costi uscire (e lo fece di nascosto) per assistere alla processione della Madonna della Libera a Marina Grande. Evidentemente subiva il fascino di un'altra Capri, quella popolare, distante anni luce dalle mondanità da «dolce vita».
Mirella Armiero