Quella casina vittoriana che sembra la villa di Rossella O'Hara di Via col vento con le sue decine di bandiere al vento. È l'Hotel Quisisana di Capri a sinistra si va verso Tragara e i Faraglioni, una delle più astratte passeggiate del mondo, fra mare è astri - a destra si scende verso il Parco d'Augusto. Il Quisisana è il vero spartiacque della storia di Capri. Davanti a questa fabbrica, almeno fino dal 1850, sono passati tutti; da quando il medico Robert Clark, venuto a Capri sulla scia degli inglesi, amanti di un cielo omerico, ebbe l'idea, innamoratosi dell'isola, di costruire, al posto dove si trova, un sanatorio, dandogli il nome proprio di Quisisana.
Entusiasta della sua opera, il dott. Clark, tornato in Inghilterra, ne diffuse la notizia, dicendo che chi aveva bisogno di respirare aria fresca e pura o di rimetter su i polmoni, avrebbe trovato il posto ideale per guarire al Quisisana di Capri, un'isola dirimpetto a Napoli e già nota al generale Hudson, il carceriere di Napoleone a Sant' Elena, che ai primi anni dell'Ottocento aveva partecipato alla battaglia di Capri.
Il successo fu enorme. Dietro i reali inglesi, accorsero a Capri, al Quisisana, lord e sir, intellettuali come Oscar Wilde, altri celebri scrittori e i primi attori e attrici. Furono quelli gli anni della favola di George Burton che, innamoratosi pazzamente della figlia del fornaio di Capri, mastro Saverio, contro il volere paterno, la sposò, facendola diventare una delle prime dame d'Inghilterra perché, si, George Burton era un lord e la Regina Vittoria lo richiamava in patria.
Purtroppo il dott. Clark morì e a succedergli nella gestione di quello che passava ancora per un sanatorio, intervenne il suo maggiordomo, il signor Pietro Serena che, sposando la vedova di Clark, ne divenne il proprietario, trasformando il Quisisana nell'attuale albergo di stile rigorosamente inglese. La dinastia dei Serena durò fino alla fine della prima guerra mondiale, cadendo poi, di padrone in padrone, nelle mani di un Felix Mechoulan, un turco che, dopo una fuga politica in Messico in cui divenne ricco, venendo a riposarsi a Capri, acquistò Villa Smeralda, che ancora esiste, e il Quisisana. Nel 1976 il Quisisana passò nelle mani dei Grunding - i magnati degli elettrodomestici - e indi in quelle degli attuali proprietari, la famiglia Morgano.
Ma nel frattempo era passata tanta gente. Il Quisisana visse tante stagioni. Ci fu quella reale perché ai sovrani inglesi seguì quella tedesca e quella dei nostri Savoia. Ci fu quella dell'intellighenzia mondiale, che ebbe inizio con Axel Munthe e fini con Sartre, Graham Green, Moravia, Soldati, senza dire di Clarke Gable, che vi venne a girare il film La baia del tuono con Sophia Loren, Clodette Colbert, Ingrid Bergman e Rossellini e la divina Soraya, abbandonata dallo Sciá Reza Palewi, in compagnia del suo nuovo amore, il principe Orsini.
A elencare i personaggi che sono passati per Capri e per il Quisisana si finirebbe per scrivere un vocabolario. Ma pur tralasciando tanfi bei nomi, non si può trascurare quello di Maxim Gorky che, fragile di polmoni, venne a respirare a Capri e che, prima che prendesse stabile dimora a Villa Blesus, alloggiò al Quisisana, in una Capri allora piena di tedeschi, inglesi, francesi, di principi di carica o spodestati, di avventurieri internazionali e dei primi play boy. Ma tra i mille vagabondi, forse anche poveri, ma sempre di lusso, non si può tacere lo sbarco nell'Isola di Vladimir Il'ic Ul'janov, detto Nikolaj Lenin.
Proveniente dalla Svizzera Lenin raggiunse Capri per andare al Quisisana a visitare il suo diletto Maxim Gorky e la sua venerata compagna Maria Fedorovna Andreeva, a sua volta amica e ammiratrice del grande rivoluzionario. Avvertiti dell'imminente arrivo dell'amico, i Gorky, oltre a preparargli gli spaghetti col pomodoro, di cui pare che Lenin fosse ghiotto, con accompagnamento di canzoni, studiano come giocargli una burla di fuoco. Lenin arriva. GI'illustri connazionali lo abbracciano, gli fanno festa, lo ascoltano, restano affascinati. Ma mentre stanno pranzando qualcuno bussa alla porta. L'Andreeva va ad aprirla e nella stanza giunge una parola, l'unica che il rivoluzionario non avrebbe voluto sentire: «Polizia, aprite!» E poliziotto era un buonissimo popolano caprese, amico dei Gorky. E lo spavento si tramuta in una colossale risata.
Per queste ed altre allegre avventure Maxim Gorky, nel lasciare Capri, scrisse una lettera di suo pugno e in italiano a nonna Lucia: «Carissima signora Morgano, nostra cara, cara Donna Lucia! Quando lasciai Capri non credevo di non rivedervi fra breve, non ero venuto per dirvi addio, non vi avevo detto, quanto vi sono grato per tutta la vostra bontà affabilità per l'amicizia che voi C tutta la vostra famiglia mi avete mostrato, a me ed a mia cara e unica amica Maria. Non so quando avrò la possibilità di venire a Capri, ma spero, voglio, che non sia troppo allontanato il nostro riscontro... Stiate bene, cara Donna Lucia ... »
Gorky non è più tornato e invano l'aspetta il nipote di Donna Lucia, l'avv. Mario Morgano, uno dei più rari gentiluomini del mondo, abituato l'altro ieri a baciar la mano alle dame accompagnate da signori in cappello, papillon e bastone, che, pur così legati dalle vestimenta ottocentesche, si divertivano lo stesso e anche di più.
