Vi Racconto il Quisisana di Mario Morgano

Capri Review (01/07/1995)

Verso la metà dell'Ottocento arrivò a Capri un medico scozzese. Si chiamava George Sidney Clark ed era convinto che il clima dell'isola, dolce e mediterraneo fosse ricco di virtù salubri. Decise così di stabilirsi a Capri e di costruire una clinica in una delle zone più riparate e soleggiate dell'isola. Alla nuova casa di cura fu dato il beneaugurante nome di "Quisisana". L'isola, in quel periodo, iniziava ad essere frequentata da numerosi turisti sicché, a poco a poco, il sanatorio di Clark andò assumendo sempre più le vesti di una pensione, fino a quando, nel 1868, Clark si tolse il camice per indossare la redingote. Non più sanatorio ma albergo. A quei tempi si pagavano circa sette o otto lire al giorno. Alla morte di Clark il Quisisana rimase alla moglie Anna e ai figli che ne assunsero la gestione senza però dimostrarsi all'altezza della situazione. Decisero quindi di venderlo ad un giovane e ambizioso maggiordomo. Si trattava di Federico Serena che, in seguito, fu anche sindaco di Capri. Con Serena l'albergo fu ampliato e fu costruita una grande ala sul lato ovest. Durante i lavori di scavo per l'ampliamento vennero alla luce delle ossa di grandi elefanti del periodo quaternario. Questi reperti, ancora conservati nei locali della fondazione Cerio, sono la testimonianza della presenza a Capri di animali provenienti dalla terraferma e, quindi, di un suo primitivo collegamento alla penisola sorrentina. E da questo periodo, i primi anni del Novecento, Capri diventa una delle più frequentate mete turistiche e l'albergo vive uno dei suoi primi momenti di splendore. Tutta la nobiltà di allora veniva al Quisisana. Uno fra i più illustri ospiti del tempo fu Friedrich Alfred Krupp, il magnate tedesco dell'acciaio, che per avere un collegamento diretto fra il Quisisana e gli yachts ormeggiati a Marina Piccola fece costruire la famosa via Krupp. Nel 1913, dopo una lunga invalidità, Serena morì e lasciò ai figli e alla vedova la gestione dell'albergo. Dopo pochi anni, però, l'albergo visse un momento difficile e i Serena furono costretti a venderlo. Nel 1918 lo acquista la SIA, Società Immobiliare Alberghi, che non annoverava nessun caprese tra gli azionisti. Lo gestisce fino alla fine del 1950 quando viene acquistato da Felix Mechoulam, un finanziere messicano che lo ristrutturò e ne rinnovò gli interni rendendolo nuovamente degno di ospitare una clientela di gran classe. A metà degli anni Settanta passa a Max Grundig, il magnate tedesco degli elettrodomestici. Anche Grundig fece delle migliorie, occupandosi soprattutto di rinnovare i servizi interni (lavanderia e cucina) trasformando, però, metà del teatro. Ancora oggi si possono vedere nei locali delle lavanderie gli stucchi di quei soffitti, una meraviglia, ma è purtroppo impensabile poterli recuperare. Nel 1981 Grundig decise di vendere e così, l'anno successivo, al Quisisana entrò la famiglia Morgano. Finalmente caprese! Quest'albergo è sempre stato un pò un'ossessione per i Morgano. All'inizio del secolo, mio nonno Giuseppe costruì il Tiberio Palace per fare concorrenza al Quisisana e anche per questo lo volle in una posizione tale da poter dominare dall'alto il Quisisana. Uno scrittore inglese commenta che se Serena sapesse che il Quisisana è ora del nipote di Don Giuseppe Morgano, si rivolterebbe nella tomba. Si racconta poi che ogni giorno, molto poco urbanamente, sputasse rivolto verso il Quisisana. Ma c'erano anche dei motivi di rivalità politica tra le due famiglie. Oggi, il Quisisana è uno dei simboli di Capri, conosciuto in tutto il mondo. Sovrani, attori, scrittori, industriali, cantanti sono passati di qui. Da Ernest Hemingway a Tom Cruise, da Sidney Sheldon a Gianni Agnelli, ai Savoia e agli Hohenzollern. E ancora: Claudette Colbert, Jean Paul Sartre, Gerald Ford, Sting. Ad elencare i personaggi che hanno alloggiato al Ouisisana non si finirebbe mai. Può ospitare fino a trecento persone e può avere sino a 130/140 dipendenti. È quasi un popolo. Ci sono due ristoranti: il Quisi e uno vicino alla piscina, la Colombaia. C'è il "Quisi Club" con una piscina indoor, la palestra, la sauna, il bagno turco, un salone di bellezza e due campi da tennis che sono a disposizione dei clienti. Il teatro, vero e proprio salone delle feste, è platea di molti importanti convegni. Dal 1986 l'albergo è entrato a far parte del "The Leading Hotels of the World". E' difficilissimo entrarvi e, per restarvi, ci sono degli standard molto rigidi da rispettare. Nel mestiere di albergatore non bisogna mai far calare la qualità perché per un albergo è facile salire, difficile mantenere il livello, semplicissimo cadere. È impossibile, però, risalire.