Gianfranco Morgano

CAPRI De Lux (01/06/2010)

Una vita vissuta appieno, una famiglia unita, un cognome importante alle spalle e due compleanni da festeggiare: quello della Fondazione Capri e il 150esimo anno di attività del Grand Hotel Quisisana. Gianfranco Morgano a tutto tondo. L’imprenditore si racconta sulle pagine di Capri De Lux e svela i suoi segreti per essere uomo realizzato e felice. Chissà se quando lasciò la professione di cardiologo per diventare albergatore e proseguire la tradizione di famiglia avrebbe mai immaginato di raggiungere traguardi così importanti. Gianfranco Morgano, presidente della Fondazione Capri e patron del Grand Hotel Quisisana, è uno dei personaggi simbolo dell’Isola delle Sirene. Un edificio importante che fa parte della storia stessa di Capri, il Quisisana compie centocinquanta anni. Secondo i documenti ritrovati da una studiosa giapponese infatti, l’inizio dell’attività alberghiera risale al 1860 e Morgano è pronto a festeggiare questo traguardo importante (forse con un libro) sicuramente con la sua famiglia capeggiata da quel Mario Morgano noto a tutti come “L’ultimo guru di Capri”. Da caprese doc, qual è lo scorcio al quale non potrebbe mai rinunciare e che cosa la commuove ancora della ‘sua’ isola? Vivo Capri tutto l’anno e non potrei mai fare a meno di quelle giornate invernali dove l’aria è tersa. Mi piace andare sul lato sud e vedere i Faraglioni e la Baia di Marina Piccola. E che dire della Via Krupp? Per trentadue anni ce l’hanno negata ma per me è un posto pieno di ricordi, dove da adolescente incontravo gli amici. Si gode di uno scorcio meraviglioso. Parliamo di gratificazioni. Qual è l’evento professionale che negli ultimi anni le ha regalato più soddisfazioni? È stato quando ho deciso di abbandonare la professione medica per diventare albergatore e seguire le orme di mio padre. Avevo 37 anni e facevo il cardiologo, ma ad un tratto ho capito che dovevo cambiare strada. L’ho fatto e ho trovato la realizzazione professionale. Intuito, spirito di iniziativa, capacità manageriali. Lei è noto per essere un lavoratore infaticabile. Che prezzo si paga per raggiungere i livelli professionali che ha raggiunto lei? A cosa si rinuncia (ammesso che si rinunci a qualcosa)? Se devo pensare ad una rinuncia, forse risale a quando, appena diciottenne, ho lasciato l’isola per andare incontro alla vita e studiare a Napoli, fare delle esperienze negli Stati Uniti. Ma non la chiamerei rinuncia, è stato un arricchimento. Non credo di aver rinunciato a niente. So creare sempre degli spazi per me che (da 14 anni a questa parte) condivido con la mia fidanzata. La Fondazione Capri compie un anno ed è nata per valorizzare e formare le eccellenze artistiche del territorio. Che bilancio si sente di fare? Qual è il valore aggiunto che la Fondazione ha regalato a Capri? Il bilancio non può essere che positivo. Siamo riusciti a mettere da parte rivalità e competizione e unirci per creare una nuova realtà. Lo scorso anno abbiamo dato vita a quattro manifestazioni importanti portando la grande danza a Capri, cosa non irrilevante visto che sull’isola ci sono due scuole con oltre 200 allievi. Da non sottovalutare è la valorizzazione di Villa Lysis, dimora del Barone Fersen che qui aveva trovato la sua dimensione, il suo buen ritiro. A proposito di ville storiche capresi. I vertici della Regione Campania stavano valutando di delegare alla Fondazione la gestione di beni architettonici come Villa Jovis, Villa Damecuta e il complesso della Certosa. A che punto è questo progetto? È un’idea che è ancora in piedi? È un progetto che si è momentaneamente arenato per questioni politiche. La nuova giunta si è insediata da poco e la Fondazione è un onere non solo economico. A proposito di business, cosa consiglia ai giovani che la prendono come un modello da imitare e sognano di diventare imprenditore? Bisogna avere chiaro in mente qual è l’obiettivo e perseguirlo con tenacia e abnegazione. Non bisogna mai farsi prendere dai facili entusiasmi, bisogna avere i piedi per terra perché nella vita non c’è niente di facile. Ragazzi, non credete alle scorciatoie, spesso sono solo delle illusioni.